Borgata Villar, vista dall'altoLa borgata di Villar di Sampeyre era, nella valle del Varaita, uno degli abitati più periferici del Marchesato di Saluzzo: la vicina borgata Confine ('S Counfines, o meglio Es Counfines - I Confini) facente parte della parrocchia di Villar è  tutt'oggi chiamata così perchè era l'estremo avamposto a guardia dei confini tra il Marchesato di Saluzzo ed i territori del Delfinato francese.
Nel 13° secolo, Villar era un centro notevole e di grande importanza, sede di uffici della Prefettura e di botteghe artigiane; si tramanda inoltre che i centri abitati di Villar e della limitrofa borgata Dovi fossero uniti da una lunga fila di portici. Verso il 1400, dalla parte verso mezzodì, si staccò una grande frana  che distrusse l'abitato, si salvarono parzialmente la chiesa parrocchiale e due abitazioni: alle pareti di queste sono ancora visibili resti di capitelli scolpiti e scritte antiche; una seconda chiesa, situata dove attualmente sorge un grande pilone votivo tra gli abitati di Dovi e Villar, venne completamente distrutta. Si dice che, parecchi anni dopo il grave evento, eseguendo scavi poco oltre il luogo detto "fountano del prussìe" (fontana del pero), vennero ritrovati dei resti umani quasi intatti, tra cui quello di una donna, riconoscibile dai lunghi capelli, con un bambino al seno. Nel corso di quegli scavi furono recuperati anche numerosi utensili come incudini, martelli, chiodi e altro, il che fa supporre che fabbri ferrai e falegnami avessero in quei luoghi le loro botteghe artigiane, presumibilmente proprio sotto il famoso percorso porticato.
Per quanto riguarda la Chiesa Parrocchiale (occorre ricordare che quella di Santa Maria del Villar è la più antica delle parrocchie della Valle Varaita), i lavori di ricostruzione iniziarono nel 1502: lo testimonia una pietra di forma circolare scolpita a caratteri gotici, posta nell'arco centrale della chiesa che fu poi cons
acrata nel 1512 dal Vescovo di Saluzzo mons. Della Rovere. Attualmente la documentazione più antica non è disponibile, date le distruzioni e i saccheggi delle guerre precedenti il Trattato di Utrecht del marzo 1713.
Nel 1767 iniziarono i lavori di ricostruzione del campanile che terminarono nel 1779 con dodici anni di faticosi lavor
i, ai quali parteciparono a turno tutti i parrocchiani, con una catena umana che, a forza di braccia, trasportò le pietre della montagna posta all'ubac (l'inverso) fino al cantiere della chiesa.
il caratteristico Pilone tondo
Poco sopra al Villar sorge la cappella dedicata a San Chiaffredo: questi era uno dei soldati della leggendaria Legione Tebea (epoca di Diocleziano?), il quale, perseguitato dai nemici della fede, chiese ospitalità ad alcuni abitanti di questi luoghi; ricevutone un rifiuto, si rifugiò in una grotta ancora oggi visibile dietro la cappella, grotta decorata con scritte e dipinti di carattere sacro. Da qui salì fino alle baite di Ciampanesio, poi, attraversato il vallone di Ciampagno, passò alla Roccia Rossa, quindi, attraverso il vallone di Duc, salì al Pian del Re e infine scese verso Crissolo dove venne catturato e subì il martirio.

Alle spalle di Villar, proseguendo per il sentiero che conduce alla cappella dedicata a San Chiaffredo, si giunge ad un leggero pianoro dove ancora è presente un'antica garitta militare a pianta circolare, risalente all'epoca della repubblica degli Escartun e della Castellata. Il luogo, privo di vegetazione ed estremamente panoramico, serviva alla sorveglianza del confine tra Regno di Francia e Marchesato, ed è in vista della prima borgata di Casteldelfino, Torrette, così chiamata perchè dotata a quei tempi di analoghe installazioni militari, poi andate distrutte. Questa garitta, ormai in forte degrado, è affrescata all'interno: probabilmente alcuni soldati di allora, dotati di vena artistica, ingannarono il tempo dipingendone le pareti e trasformandola in in pilone votivo unico nel suo genere. Proseguendo sul sentiero, si scende a borgata Confine dove, attraversato un ponticello sul Varaita, si può percorrere il sentiero all'inverso del torrente e ritornare a Villar, effettuando così un ampio anello.
Le testimonianze rimaste dicono che, quando le borgate non erano ancora spopolate come ora, i giovani di Confine, durante la festa di San Chiaffredo (normalmente l'ultima domenica di agosto), salivano al pilone rotondo ed attendevano la processione partita dalla omonima cappella, per subentrare ai Villaresi nel trasporto della statua del Santo nel tragitto di ritorno.



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